Simmetrie ed Utopie

6 12 2008

 Alessandro Russo

 


“La scienza della natura non è che scienza di rapporti. Tutti i progressi del nostro spirito consistono nello scoprire i rapporti.”

(G. Leopardi – Zibaldone)

Questa frase mi serve da premessa, affinchè sia sempre ben chiaro cosa cerchiamo e perché lo facciamo. Parlo di una ricerca astratta, di un percorso intrapreso alla scoperta di noi stessi prima degli “intorni” conoscibili.
Ripercorro con piacevlezza proprio mentre scrivo uno scambio di idee avuto con un docente riguardo le modalità di rappresentazione della realtà dall’antichità alla contemporaneità. Discussione nata in campo architettonico, con annesse teorie proporzionali e geometrie sempre più abbinate a concezioni che fanno dell’architetto l’osservatore della realtà e il sintetizzatore, nonché catalizzatore, di ideali e mistificazioni di intere epoche.

Ma fin da subito le molteplici domande di noi “curiosi sperimentatori” hanno dimostrato l’eccessiva esulità di visioni legate ancora troppo ad un mondo sperimentato nel “De Harmonia Mundi” e mai evoluto da allora. L’Architettura, quindi, ci è parsa fin da subito un campo d’indagine limitato, poiché il discorso si allontanava sempre più da comprensibili, in quanto tangibili, canoni per avviarsi verso un più complesso mondo fatto di parole, di filosofia e di pensiero… ed in questo frangente gli astrattismi e le doti intellettuali di un architetto ricordano che le convenzioni servono a questo: creare linguaggi che rendano possibile la comunicazione, che sia questa grafica od orale poco importa. Quel che interessa è che al variare di assiomi ci rendiamo conto di quanto è macchinosa la nostra mente, abituata ad analizzare un problema alla volta, costretta allo sforzo massimo per relativizzare il proprio punto di vista.

Esiste latente nell’uomo una concezione che lo obbliga alla ricerca di metodi dimensionali e proporzionali che identifichino simmetrie ed ordini naturali capaci di descrivere formalmente la realtà. L’uomo è alla ricerca di un ideale geometrico perfetto, lineare e semplice pur nella sua eterna complessità e nella sua vanesia utopia. Un’idea fatta di poche regole che mascherano con sufficienza direzioni ancora celate, forse ancora da immaginare, forse lasciate in un angolo a marcire…ancora incomprensibili.

Tuttavia è altrettanto innata la concezione secondo cui l’apparenza che volontariamente adoperiamo per costruire la nostra esistenza è controbilanciata da una caotica visione della materialità. La nostra è una reinterpretazione della realtà ordinata secondo parametri paradossali che definiscono, per l’appunto, “ordinata” l’asimmetria e il disordine, in virtù della presa di coscienza che ciò che conosciamo come classica linearità altro non è che una asettica pratica che raggira il nostro intelletto rendendolo partecipe di concetti semplificati, via via più complessi. La semplicità sta tutta nell’osservazione della casualità, e nella ammissione della sua eterna validità oggettiva. L’Architettura è una bussola, un mezzo per l’orientamento e per la sintesi di concetti che nascono caotici e muoiono simmetrici…


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Una risposta

24 10 2009
Rosa María

Your blog is very interesting.
Galileo brought me to it.
Sorry!, I can read italian language, but …
Io non so scrivere italiano

spagnolo: el blog me parece que puede dar mucho todavía, ¡adelante!

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