Alessandro Russo
La lettura delle “città Invisibili” di Italo Calvino è leggera e fluida. Un romanzo che è per gli studenti d’architettura una sorta di manuale, una guida su come nasce e si realizza l’idea di città. Uno strumento poco tecnico come potrebbero esserlo molti altri, ma comunque valido e ricco di espressioni, di soggezioni, dai riferimenti vaghi al mondo contemporaneo. C’è chi ha pronta un immagine reale, che si tocca e si “respira”, per ognuna delle città immaginarie di Calvino, riferimenti oggettivi. Altre, invece, rimangono schizzi o fantasie. Occore però tenere sempre presente che si tratta di letteratura.
La cadenza ritmica dei dialoghi tra il Kublai Khan e Marco Polo, tra un capitolo e l’altro, inquadra lo scritto in una categoria particolare: un gioco combinatorio che alterna alle parole degli uomini la descrizione talvolta sommaria, altre volte accurata, di luoghi e sensazioni da questi provocate. La natura è un filo conduttore importante, arbitro di molte contese, è il denominatore comune delle città che non si vedono, che si immaginano… delle città invisibili. D’altronde lo stesso Marco Polo ci suggerisce una chiave di lettura validissima:
«Anche le città credono d’essere opera della mente o del caso, ma né l’una né l’altro bastano a tener su le loro mura.D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda»
Quindi è una questione di risposte? Esiste un dialogo tra la città e il cittadino. Un gioco di sensazioni che contribuiscono anche alla definizione del “senso d’appartenenza”: un elemento di un organismo più grande. La città è uno strumento di comunicazione, è un linguaggio. Ma è anche un tassello importante della nostra cultura, che ci condiziona per tutta la vita.

Tra le tante città descritte nel libro di Calvino l’attenzione mia e quella di un mio compagno di studi, Albero Saracino, si è incentrata sulla città di Isaura, così descritta:
« Isaura, città dai mille pozzi, si presume sorga sopra un profondo lago sotterraneo. Dappertutto dove gli abitanti scavando nella terra lunghi buchi verticali sono riusciti a tirar su dell’acqua, fin là e non oltre si è estesa la città: il suo perimetro verdeggiante ripete quello delle rive buie del lago sepolto, un paesaggio invisibile condiziona quello visibile, tutto ciò che si muove al sole è spinto dall’onda che batte chiusa sotto il cielo calcareo della roccia. Di conseguenza religioni di due specie si danno a Isaura. Gli dei della città, secondo alcuni, abitano nella profondità, nel lago nero che nutre le vene sotterranee. Secondo altri gli dei abitano nei secchi che risalgono appesi alla fune quando appaiono fuori della vera dei pozzi, nelle carrucole che girano, negli argani delle norie, nelle leve delle pompe, nelle pale dei mulini a vento che tirano su l’acqua delle trivellazioni, nei castelli di traliccio che reggono l’avvitarsi delle sonde, nei serbatoi pensili sopra i tetti in cima a trampoli, negli archi sottili degli acquedotti, in tutte le colonne d’acqua, i tubi verticali, i saliscendi, i troppopieni, su fino alle girandole che sormontano le aeree impalcature d’Isaura, città che si muove tutta verso l’alto. »


E’ così nato un plastico illustrativo ed una serie di schizzi nei quali vengono disegnati con una certa fantasia e senza particolari vincoli una serie di elementi quali:
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Il sistema di ponteggi sovrapposto alle arterie principali che attraversano la città, il quale ha la duplice funzione di “via di trasporto” delle acque e “riparo” delle aree ciclo-pedonali.
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Ai margini della città, su deboli colli che seguono il profilo del lago sotterraneo, sono impiantate trivelle e mulini, per estrarre l’acqua e successivamente immetterla nelle tubature che conducono al grande serbatoio.

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Le trivelle, lontane dal centro urbano, estraggono l’acqua che l’intricato sistema di tubature contribuisce ad incanalare al serbatoio principale nella piazza di Isaura.
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Le tubature sostenute dai ponteggi vengono convogliate verso il centro della grande piazza della città, dove un grande serbatoio cilindrico immagazzina l’acqua estratta. Mediante un sistema di cavi i ponteggi sono sprovvisti di piloni all’interno della piazza. Punto corrispondente al centro del lago sotterraneo.

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La città di Isaura presenta tubi di aspirazione dell’acqua che, rendendo autonoma la maggior parte degli edifici, attingono direttamente dal lago sotterraneo, così come le trivelle ed i numerosi pozzi.
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Uno dei viali principali sovrastato dal ponteggio a sostegno della struttura idraulica di trasporto dell’acqua. Viale principale in corrispondenza dei mulini presenti sul colle al margine della città.
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Il serbatoio principale posto al centro della piazza sostiene i ponteggi, convergenti verso di esso, mediante un sistema di cavi.
