Da Arte a Scienza. La rivalutazione Galileiana dei canoni Vitruviani.

14 12 2008

Alessandro Russo

 

 

Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze (Galileo) - De Architectura (Vitruvio)

 

Potrebbe sembrare retorico.  Ma l’Architettura è effettivamente una scienza umana tra le più dinamiche, è un’arte nobilissima come solitamente usava definirla Le Corbusier. Ma è figlia delle sperimentazioni e delle idee infrante di innumerevoli padri. L’Architettura è una disciplina senza tempo, è un approccio alla realtà. Per queste ragioni credo sia necessaria un’osservazione tanto fondamentale quanto semplice nel suo contenuto: la Storia ha permesso all’uomo di giocare con la natura, modello preferito, lasciando che la curiosità solleticasse di volta in volta l’estro e l’egoismo degli architetti. Perché, in fondo, l’architetto è solo un elemento stimolatore dell’evolversi della realtà, e con essa delle società di tutti i tempi.

A nulla serve negare questa connessione. Tutto ciò che sfioriamo ogni giorno è stato pensato, è stato sintetizzato e comunicato, è stato prodotto. L’architetto ha un peso grande da sobbarcarsi: decide i lineamenti delle città, delle chiese e delle piazze, gioca con la società, con la morale e la religione.  Per queste e altre ragioni trovo che il metodo sperimentale Galileiano (pubblicazione del 1638 a Leida dei “Discorsi e dimostrazioni Matematiche intorno a due nuove Scienze”) oltre ad essere una roccaforte della cultura moderna in ambito filosofico e scientifico, simboleggi la frattura di confini che i teorici d’Architettura hanno creduto, in tempi passati, necessari al fine di stabilire un certo ordine nella lettura dei “fatti d’Architettura”. Alle affermazioni di Vitruvio, che poggiavano solo sull’ “arte del costruire” viene attribuita nei secoli successivi al suo (soprattutto durante il Rinascimento) una valenza molto più generale, trasformando l’apparato di principi e regole da lui esposte in una “teoria del costruire”. La “Firmitas” (concetto che vedremo) viene allora concepita in stretta congiunzione con la teoria delle proporzioni: questa è la teoria a cui Galileo vuole opporsi, spezzando il legame con la tradizione costruttiva che basava la propria esistenza sulla ripetizione empirica di esperienze costruttive precedenti. La sperimentabilità di un evento, la possibilità di analisi dettagliata e supportata da solide dimostrazioni scientifiche, danno la luce a discipline fondamentali come la Statica e la Scienza delle costruzioni.

Galileo introduce un concetto fondamentale, quello di Resistenza dei materiali, permettendo di stabilire delle regole che consentano di assegnare la Forma e le Dimensioni degli elementi costruttivi, architettonici e “macchinali” aventi funzione strutturale, in modo da evitare rotture per difetto di resistenza. Appare calzante un paragone: così come la scoperta dell’America decreta convenzionalmente la fine del Medio Evo, così le intuizioni di Galileo sanciscono, dopo adeguate decantazioni, la trasformazione dell’architetto da Artista a Scienziato. La teoria delle Proporzioni, unica regola costruttiva valutata e seguita dagli architetti del XVI secolo, onorata e venerata  da trattatisti quali Vitruvio, Palladio e Leon Battista Alberti, muta il suo corso radicalmente. È uno slancio epocale, dall’Arte del costruire alla Scienza del costruire, dall’Esprint de Finesse all’Esprint de Geometrie.

Galileo in sostanza afferma che la Teoria architettonica elaborata dai Trattatisti è falsa. Palladio e Leon Battista Alberti sono figli del loro tempo e hanno contribuito a confondere i ruoli tra Arte e Scienza. Col senno di poi la Rivoluzione Scientifica del XVII secolo avrebbe senz’altro modificato in modo sostanziale le concezioni di alcuni tra gli architetti più geniali già citati. Tuttavia è opportuno fare un salto indietro, superando almeno per un primo momento le problematiche rinascimentali, i fraintendimenti, per tornare sul testo che più d’ogni altro ha lasciato il segno nella storia dell’Architettura e che più di tutti ha condizionato e permesso le valutazioni Galileiane. È importante dire, a mia discolpa, che l’argomento interessante quanto vasto  in questo primo articolo sarà trattato solo in parte, l’attenzione sarà dedicata esclusivamente alla Teoria delle Proporzioni e alle visioni Vitruviane che hanno dato origine agli sviluppi successivi. Altri articolo andranno a completare il quadro in un futuro prossimo.

 

Modulo - Illustrazione tratta dal De Architectura (Vitruvio)

 

“…ma queste opere devono essere realizzate secondo criteri di solidità (firmitas), di comodità (utilitas) e di bellezza (venustas). Il primo principio sarà rispettato se le fondamenta poggeranno in profondità, su strati solidi e se la scelta dei materiali sarà accurata, senza badare a spese; il secondo, o della funzionalità, allorché la distribuzione degli spazi [risponda] a un uso corretto e agevole e rispetti opportunamente l’esposizione cardinale in base alla funzione specifica dei locali. Il terzo infine, quello della bellezza, quando l’aspetto esteriore dell’opera sarà gradevole e raffinato, nel rispetto delle giuste proporzioni e della simmetria delle sue parti”

(Vitruvio – De Architectura)

Firmitas, Utilitas e Venustas. Tre paroline audaci che hanno caratterizzato le problematiche del “fare Architettura” durante tutto il rinascimento, con la convinzione che il modello antico riportato da Vitruvio fosse il più corretto, uno standard senza tempo e senza ipotesi di cambiamento. La struttura (firmitas), la funzione (utilitas) e l’estetica (venustas) hanno concretizzato la genesi di un trattato, il De Architectura, che basa la propria esistenza su canoni precisi, su moduli e proporzioni, modelli e idee ritenute universali. La “forma” di una costruzione è scandita dall’unità di misura dell’opera, dalle simmetrie e dai rapporti tra le parti. L’architetto è un progettista attento a rispettare un’Arte prima che una Scienza, come abbiamo accennato. Tuttavia già Vitruvio suggerisce alcuni metodi di analisi, incoraggiando, o forse profetizzando, un radicale cambiamento della disciplina: traduce l’idea di “bello” con canoni matematici. I numeri appassionano, illudono, concorrono a concretizzare le intuizioni sempre mantenendo un fascino che ci avvolge e ci lega ad essi, hanno da sempre un certo potere mistico. Alcuni architetti subito dopo il Sulla scia del Rinascimento riscoprono Vitruvio leggendo nei suoi scritti l’opportunità di intraprendere prima dell’opera di contemplazione quella di analisi, il che pone l’attenzione su un livello del tutto nuovo, più critico e formale, talvolta distante dalle passioni e più assoggettato a delle convenzioni materiali, meno astratte, come l’idea di simmetria o di proporzione. La Matematica, d’un tratto, diventa il linguaggio comune che permette di leggere la “bellezza” architettonica. È uno strumento fondamentale che l’architetto è obbligato a conoscere e “a far rendere”, la traccia che lo segnerà nel profondo permettendogli di disegnare con pochi segni e con più idee, di lasciare il calderone degli Artisti per elevarsi, per raggiungere la nuova generazione di Scienziati, di progettisti che fanno dell’Arte un linguaggio matematico scomponendola fin negli elementi primari.

“…la Simmetria è un accordo uniforme tra i membri della medesima opera, ed una corrispondenza di ciascuno de’ medesimi, presi separatamente, a tutta la figura intiera, secondo le proporzioni che le compete; siccome nel corpo umano vi è simmetria tra il braccio, il piede, il palmo, il dito e tutte l’altre parti: così addiviene in ogni opera perfetta. E primieramente nei templi sacri dalla grossezza delle colonne, ovvero dal triglifo si prende il modulo […]

[…] Come nel corpo umano la caratteristica euritmica sta nel rapporto simmetrico dato dal piede, dalla mano, da un dito e dalle altre membra, così deve essere nella realizzazione dell’opera architettonica. E specialmente negli edifici sacri il calcolo delle proporzioni è fatto in base al diametro delle colonne o dalla larghezza del triglifo […] nelle balliste in base al diametro del foro che i greci definiscono περιτρητον, nelle navi in base alla misura dell’interscalmio, detto διαπηγμα e così pure nelle altre costruzioni esso è dato dalle parti dell’opera stessa”

(Vitruvio – De Architectura)

 

Proporzioni e Moduli - Illustrazione tratta dai Quattro Libri sull'Architettura (Palladio)

 

Un concetto cardine nell’analisi architettonica di Vitruvio è senza dubbio quello di Firmitas. Non ho ancora specificato che tra i tre capisaldi sopra citati, quest’ultima è la più interessante e la più vicina al moderno concetto di “qualità del costruire”. Difatti la Firmitas rappresenta la stabilità e la resistenza dell’opera raggiunta seguendo determinate metodiche progettuali e costruttive, frutto di una attenta osservazione del passato. In fondo è una intuizione semplice che suggerisce all’architetto di capire come funziona un tetto, di vederlo e toccarlo in un edificio costruito e ben saldo, prima di riprodurlo. L’analisi di ciò che “è stato” deve essere un monito per “ciò che sarà”.
Il corpo umano è senz’altro un modello dal quale l’Architettura attinge nuove ispirazioni e nuove proporzioni. In questa prospettiva la Firmitas altro non è che l’ossatura umana, tutto ciò che sostiene la “bellezza del corpo”, l’immagine, la Venustas. È un rapporto stretto quello che lega la struttura all’apparenza, come un cuore che dall’interno pulsa con vigore, permettendo il corretto sviluppo della bellezza e della funzione. D’altronde Vitruvio ci introduce concetti quali “ordinatio” e “eurithmia” sottolineando l’importanza visiva e speculativa dell’armonico accordo tra le parti dell’opera e la corrispondenza di ciascuna parte con il tutto.

I trattatisti del Rinascimento hanno in parte deviato quello che era il pensiero di Vitruvio riguardo le proporzioni e la modularità delle parti. Infatti il raggiungimento della Firmitas non è legato esclusivamente a questo, bensì anche alla capacità critica di un architetto e dalla conoscenza di altre attività umane. In definitiva il rigido apparato teorico, ovvero l’insieme di regole da rispettare per ottenere la Firmitas, non è dato da Vitruvio, ma dai suoi commentatori successivi.

 

“…questa scienza è frutto di esperienza pratica e di fondamenti teorici. La pratica deriva da un continuo esercizio finalizzato a realizzare un qualunque progetto […] mentre la teoria consiste nella capacità di mostrare e spiegare la realizzazione dei progetti studiati con cura e precisione nel rispetto delle proporzioni”

(Vitruvio – De Architectura)

Rappresentazione delle proporzioni umane (Salamina)

 

La professionalità di un architetto deriva dalla correlazione che instaura tra Scienza ed Arte. A questo proposito è interessante introdurre una ulteriore considerazione, riprendendo la distinzione che Vitruvio fa in ambito Matematico: Aritmetica e Geometria sono due strumenti in simbiosi, entrambi determinano l’ascensione della Matematica a nobile disciplina filosofica. 
La Teoria delle Proporzioni Vitruviana trae spunto dall’analisi del corpo umano. Parliamo, infatti, di Meccanica Vitruviana riferendoci alle regole di armonia delle creazioni umane, indipendentemente dalla tipologia e dalla grandezza del modulo di riferimento. A questo proposito il testo è molto più chiaro di ulteriori parole.

“…la sua composizione “si basa sulla simmetria i cui principi l’architetto deve rispettare scrupolosamente […]; infatti nessun tempio può avere un equilibrio compositivo senza rispettare simmetria e proporzione, come è per la perfetta armonia delle membra di un uomo ben formato .  […] Se si è dunque d’accordo sul fatto che il sistema numerico è ricavato in base alle membra del corpo e che tra ognuna di esse singolarmente presa e l’insieme della figura umana esiste una costante corrispondenza simmetrica, ne consegue che dobbiamo ammirare quegli architetti che anche nella progettazione dei templi degli dei immortali disposero i vari elementi dell’opera in modo tale da ottenere nel rispetto delle proporzioni e della simmetria una adeguata disposizione delle parti e dell’insieme”

(Vitruvio – De Architectura)


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